Back in The Game. Storie di vita Reale.
Rimettersi in gioco è molto più che ricominciare.
È accettare le proprie fragilità, trovare nuove energie e scoprire che, a volte, proprio da un momento difficile può nascere qualcosa di nuovo.
È da qui che nasce Back in the Game, il branded content di Reale Mutua
dedicato alle storie vere di chi ha saputo cambiare strada senza perdere se stesso.
Con Jury Chechi e tanti protagonisti dello sport e dello spettacolo, dieci incontri autentici, sorprendenti e profondamente umani.
Perché ogni ripartenza è diversa, ma può diventare un’occasione per ritrovarsi e generare valore anche per gli altri.
Perché è sempre il momento di tornare in gioco.
È abituato a raccontare le vite degli altri, ma questa volta al centro della storia c’è lui. Gianluca Gazzoli ripercorre il sogno interrotto del basket, l’aritmia ventricolare scoperta da adolescente e il defibrillatore con cui ha imparato a convivere. Poi gli anni dei mille lavori, il sostegno decisivo della moglie Sara e la nascita del Basement, diventato uno dei luoghi simbolo del mondo mediatico italiano di oggi. Una puntata sulla determinazione che si può allenare, sulla fiducia ricevuta nei momenti difficili e sulla capacità di trasformare una fragilità in uno spazio autentico d’incontro.
Quando continuare a fare scherma diventa troppo pericoloso, Bebe Vio deve cambiare ancora una volta tutto. I problemi cervicali e le paralisi temporanee sgomentano la famiglia e la costringono a lasciare il fioretto, ma non lo sport: davanti a lei si apre la sfida dell’atletica. Intanto la sua fondazione continua a offrire protesi, strumenti e occasioni sportive a bambini con e senza disabilità, trasformando l’inclusione in un’esperienza quotidiana. Una puntata sul diritto di ricevere una possibilità, sulla responsabilità verso gli altri e sulla capacità di creare una comunità nella quale nessuno debba rinunciare a giocare.
Una collanina appartenuta alla madre, l’anello con i cinque cerchi e la fotografia dei suoi “Fantastici Quattro”: Myriam Sylla parte dalla famiglia per raccontare tutto ciò che l’ha resa campionessa. La pallavolo scoperta quasi per caso, il talento costruito attraverso il lavoro, la fiducia assoluta nelle compagne e nello staff, ma anche la psicoterapia e la capacità di accogliere le proprie fragilità. Perché dietro la figura della leader apparentemente invulnerabile c’è una donna che sa chiedere aiuto, restare ancorata alla realtà e ripartire ogni volta con un sorriso contagioso: "finché il cuore batte e le gambe reggono"
Claudio Marchisio preferisce chiamarle cicatrici: le finali perdute, gli infortuni, i momenti nei quali il sogno sembra allontanarsi. Dall’infanzia nella Juventus al giorno in cui pensò di smettere, fino alla nuova attività al fianco dei giovani calciatori, il “Principino” racconta l’importanza di avere accanto qualcuno che sappia ascoltare e concedere tempo. La famiglia, il suo personale “cerchio della fiducia” e una convinzione precisa: prima di formare bravi giocatori bisogna formare bravi uomini. Una puntata sulla responsabilità di proteggere i sogni senza alimentare illusioni e sul coraggio di restare persone vere fuori dalla bolla del successo.
Tutto comincia nel campo costruito dal nonno Ardoino, dove Andrea Vavassori cresce giocando insieme alla famiglia. Da lì parte un viaggio che lo porta a scegliere il doppio, accettando di non sapere fino a dove sarebbe potuto arrivare in singolare. Con il padre allenatore, Simone Bolelli e Sara Errani, “Wave” scopre che fiducia, complementarità e capacità di resettare valgono quanto il talento. Un errore alle Olimpiadi diventa il motore per conquistare il primo Slam nel doppio misto. Ora restano due sogni: vincere uno Slam maschile e, un giorno, giocare al fianco del fratello. Storia esemplare.
Cinque pagine bianche raccontano i cinque giorni nei quali Achille Polonara è rimasto in coma. Dentro una storia attraversata dal tumore, dalla leucemia e dal trapianto, emergono la voce della moglie Erika, una canzone di Olly, l’amore per i figli e una rete di persone che non ha mai smesso di credere in lui. Dopo aver vinto in quattro Paesi e vissuto l’Olimpiade con la Nazionale, Achille deve accettare che il ritorno in campo non sia più possibile e inventarsi una nuova vita da allenatore. Una testimonianza potentissima sulla cura, sulla protezione e sulla forza che nasce quando nessuno viene lasciato solo. Impossibile non volergli bene.
La voce più riconoscibile del motociclismo italiano si racconta oltre i tormentoni. Guido Meda apre il suo armadietto dei ricordi, dal pistone di Marco Simoncelli alla cloche legata ad Ambrogio Fogar. Meda rivela il momento in cui la pressione lo travolse: uno svenimento a Suzuka e il lungo percorso per affrontare ansia e attacchi di panico. Ne nasce una conversazione sulla responsabilità di raccontare lo sport, sulla delicatezza necessaria davanti alle tragedie, sulla famiglia e sui compagni di viaggio. Una puntata che ricorda quanto sia importante riconoscere la propria vulnerabilità e affidarsi a qualcuno, con una voce cult che fa sempre battere i cuori.
Nel curling bisogna saper leggere il ghiaccio prima che il cronometro confermi ciò che sta accadendo. Stefania Constantini racconta uno sport fatto di strategia, precisione, fair play e fiducia assoluta nel compagno. Dall’oro olimpico di Pechino al bronzo conquistato nella sua Cortina, fino al nuovo progetto di squadra a Pinerolo, emerge una campionessa capace di concentrarsi su ciò che può controllare e lasciare andare il resto. Una puntata sulle relazioni che resistono al tempo, sul valore del percorso e sulla capacità di affrontare il futuro senza perdere le proprie radici. Ritagliata su un volto nuovo e bellissimo dello sport italiano.
Per tre anni Zaynab Dosso ha inseguito il muro dei sette secondi. Lo ha superato proprio quando ha smesso di ossessionarsi, correndo finalmente libera. Ma dietro il 6”99 c’è anche il crollo vissuto dopo Parigi, quando il corpo spinto oltre il limite e la delusione olimpica l’hanno costretta a fermarsi. Il viaggio in Costa d’Avorio e l’affetto della famiglia le hanno ricordato che il suo valore non dipende da un cronometro. Oggi gli ultimi quaranta metri dei 100 non sono più un incubo, ma un mistero da esplorare. Una storia di ascolto, prevenzione e tutela della persona oltre la prestazione. Senza paura, nemmeno di cambiare allenatore, per andare oltre il limite.



